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Allarme Wwf: 67% specie a rischio entro il 2020, l’uomo che distrugge se stesso

Ancora quattro anni e la popolazione globale di specie animali e vegetali potrebbe crollare del 67%, ovvero due terzi. Tutta colpa del peso “insostenibile” della mano dell’uomo sulla fauna selvatica. A lanciare l’allarme è il Wwf con il suo ‘Living Planet Report‘, illustrato oggi a Montecitorio alla presenza della presidente della Camera, Laura Boldrini, e del ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti. Il documento rappresenta l’undicesima analisi biennale svolta dall’associazione del Panda, che analizza oltre 14mila vertebrati di oltre 3700 specie, e ha il supporto di Sofidel, gruppo cartario italiano tra i leader mondiali nella produzione di carta e partner Wwf in alcuni progetti. Perdita di habitat, degrado ed eccessivo sfruttamento della fauna selvatica sono le principali minacce al mondo animale. Secondo il rapporto, le popolazioni globali di uccelli, anfibi, rettili, mammiferi e pesci soffrono già da molti anni: tra il 1972 e il 2012, infatti, queste specie si sono ridotte del 58%, una percentuale enorme eppure inferiore a quella che si preannuncia fino al 2020.

Il mondo selvaggio sta scomparendo a un ritmo senza precedenti- osserva Marco Lambertini, dg Wwf Internazionale- la biodiversità è la base stessa del buono stato di foreste, fiumi e oceani”. Particolarmente grave la condizione delle specie marine di acqua dolce, diminuite dell’81% tra il 1970 e il 2012, mentre fa da contraltare la situazione della lince europea, ridotta fortemente nel passato a causa della caccia e oggi ‘salva’ grazie a leggi di tutela. “Oltrepassando i limiti biologici e fisici della Terra- ammonisce Donatella Bianchi, presidente Wwf Italia- minacciamo il nostro stesso futuro”.

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