La Bundesbank: “Tedeschi in pensione a 69 anni o rischio economico. La Merkel dice no”

By | 16 Ago 2016

La Bundesbank ha richiesto di aumentare, entro il 2060, l’età pensionabile dei tedeschi e di portarla a 69 anni. Il motivo principale della Banca Centrale Tedesca è quello di mantenere gli equilibri di finanza pubblica in relazione a diversi aspetti tecnici che riguardano la durata media della vita e l’invecchiamento del popolo tedesco, che di fatto prolungano la permanenza lavorativa e comportano il pagamento delle pensioni per maggior tempo, aumentando il numero dei pensionati, secondo la legge attualmente in vigore.

In un sistema di ripartizione, la situazione riguardante il pagamento delle pensioni attraverso i contributi prelevati il mese prima, è in peggioramento e in poco tempo ci potrebbe essere l’impossibilità nel pagarle. Il governo tedesco ha già negato alla Bundesbank questa opportunità, introducendo nel 2014, l’opportunità di andare in pensione già a 63 anni (che cresceranno gradualmente fino a 65 nel 2029), senza tagli dell’assegno, per chi ha almeno 45 anni di contributi. La rifoma della Merkel, finora ha avuto un grande successo: nei primi 4 mesi erano già state accettate 110 mila domande di prepensionamento. Prima o poi però serviranno risorse aggiuntive per poter accoglierle tutte. Risorse che dovranno necessariamente giungere dalla fiscalità generale, cioè da tutti i contribuenti.

Secondo gli esperti, per salvare il sistema a ripartizione bisognerà integrarlo con una pensione di base finanziata dal bilancio pubblico, con lo Stato che integrerà la spesa previdenziale non interamente coperta dai contributi. Stando alle situazione attuale, dunque, l’età di pensionamento del popolo tedesco è destinata a salire fino a 67 anni entro il 2030. Secondo la Banca Centrale Tedesca, però, dopo il 2050 questo innalzamento si rivelerà insufficiente per consentire allo Stato di pagare assegni pari ad almeno il 43% della retribuzione media. Nasce da questa necessità la proposta di alzare l’età pensionabile a 69 anni. Nel report presentato si legge che i “cambiamenti ulteriori sono inevitabili per assicurare la sostenibilità finanziaria del sistema”.

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