Alzheimer, ecco dove nasce la malattia del secolo: scoperta da scienziati Italiani

By | 7 Apr 2017

Sono circa 600 mila i malati di Alzheimer in Italia, quasi 50 milioni in tutto il mondo. Nel 2006 vi erano 26,6 milioni di malati in tutto il mondo e si stima che ne sarà affetta 1 persona su 85 a livello mondiale entro il 2050.

Una malattia subdola che solitamente colpisce gli ultrasessantenni, definita anche malattia silenziosa per la sua capacità principale di spegnerti lentamente, ti consuma come se fossi una candela. Prima si nutre di tutti i tuoi ricordi, poi progressivamente di distacca completamente dalla realtà, lasciandoti inconsapevole di quello che sei e sopratutto sei stato.

Un morbo ad oggi incurabile, che causa la morte entro 9 anni dalla diagnosi. Perchè l’Alzheimer colpisce l’essere umano? Quali sono le cause? Attualmente i trattamenti terapeutici utilizzati offrono piccoli benefici sintomatici e possono parzialmente rallentare il decorso della patologia; anche se sono stati condotti oltre 500 studi clinici per l’identificazione di un possibile trattamento per l’Alzheimer, non sono ancora stati identificati trattamenti che ne arrestino o invertano il decorso. Circa il 70% del rischio si ritiene sia genetico con molti geni solitamente coinvolti. Altri fattori di rischio includono: traumi, depressione o ipertensione. Il processo della malattia è associata a placche amiloidi che si formano nel sistema nervoso centrale.

Studio Italiano: abbiamo scoperto dove nasce l’Alzheimer

E’ notizia di pochi giorni fa, un team di scienziati Italiani, sempre all’avanguardia in campo medico, avrebbe individuato l’origine della malattia. I meccanismi che generano il morbo non sono legati nell’ippocampo cioè l’area del cervello associata alla memoria, ma alla morte di alcuni neuroni fondamentali alla produzione di dopamina, collegata ai disturbi dell’umore. Questo spiega perché l’Alzheimer è accompagnato da un calo nell’interesse per le attività della vita, fino alla depressione. Tuttavia, sottolineano i ricercatori, i noti cambiamenti dell’umore associati all’Alzheimer, non sarebbero conseguenza della sua comparsa, ma un “campanello d’allarme” dell’inizio della patologia. Perdita di memoria e depressione sono due facce della stessa medaglia. Al momento i ricercatori fanno sapere che non è possibile presupporre delle basi per iniziare nuove terapie, tuttavia la scoperta rimane fondamentale per cercare di capire come agisce la malattia, e nel corso dei prossimi anni approcciarsi in maniera differente alla stessa.

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