X

Plastica: da risorsa a pericolo

Mentre il XXI secolo è il periodo del riciclo della plastica e della ricerca di un mondo plastic free, il XX secolo è stato dominato dalla plastica, un materiale economico, versatile e facile da produrre che è stato largamente impiegato in tutti i settori. La plastica è un elemento assente in natura, infatti viene prodotto dall’uomo utilizzando degli scarti della lavorazione del petrolio, tra cui etilene, propilene, stirene e butadiene.

Presso appositi stabilimenti i monomeri vengono integrati tra loro attraverso il processo di polimerizzazione. In questo modo si ottiene un composto liquido e denso, che in seguito viene plasmato a seconda delle caratteristiche desiderate. Ciò permette di ottenere oggetti rigidi con caratteristiche precise, dalle bottiglie di plastica PET ai tubi.

Tuttavia, proprio la composizione polimerica della plastica ne rende difficile il riciclo, causando un danno ambientale ed economico considerevole. Non a caso i decisori politici stanno introducendo divieti all’uso della plastica sempre più severi, come la normativa SUP dell’Unione Europea che ha messo al bando la commercializzazione di alcuni prodotti in plastica monouso, come tazzine del caffè, cannucce e posate usa e getta.

Perché è difficile riciclare la plastica?

Il problema principale della plastica è il suo impatto ambientale, in quanto ha una lenta degradabilità che, a seconda del tipo di polimero plastico, può richiedere anche 1000 anni per il suo completo deterioramento. La conseguenza è un inquinamento pesante degli ecosistemi naturali, soprattutto per quanto riguarda l’oceano, un ambiente in cui i polimeri plastici si decompongono in microframmenti che vengono ingeriti dai pesci.

Lo stesso vale per l’incenerimento dei materiali plastici nei termovalorizzatori, una soluzione con un impatto sull’ambiente elevato in quanto la combustione libera nell’atmosfera alte concentrazioni di gas serra, contribuendo al riscaldamento globale e al cambiamento climatico.

La difficoltà del riciclo della plastica risiede soprattutto nella varietà di polimeri presenti, ognuno dei quali ha caratteristiche specifiche e diverse che richiedono trattamenti differenti. Ciò richiede l’impiego di complesse strutture per il riciclo della plastica, utilizzando tecnologie e macchinari dedicati per ogni tipologia di polimero. D’altronde, la plastica non è stata inventata per essere un materiale sostenibile, ma per ridurre i costi di produzione e offrire alle aziende prodotti duttili e facili da lavorare.

Come funziona lo smaltimento e il riciclo della plastica

Lo smaltimento della plastica è un’operazione lunga e complicata. Innanzitutto bisogna distinguere la plastica che può essere riciclata rispetto ai polimeri che invece non possono essere recuperati e vanno smaltiti. Molti oggetti in plastica non sono riciclabili, ad esempio i giocattoli, le buste di plastica per la spesa, le sedie per il giardino, gli spazzolini e gli utensili adoperati in cucina. Questi materiali devono essere conferiti nell’indifferenziata, per finire negli interri sanitari o nei termovalorizzatori.

Al contrario, alcune tipologie di prodotti in plastica possono essere recuperati, quindi è fondamentale gettarli nella raccolta differenziata per agevolarne il riciclo. Si tratta ad esempio delle bottiglie di plastica, dei flaconi di saponi e detergenti, delle vaschette per la frutta e in genere di tutti gli imballaggi in materiali plastici. Questi prodotti vanno gettati nel contenitore della plastica, in questo modo possono essere raccolti separatamente e avviati al riciclo, evitando che finiscano nell’indifferenziata per ridurne l’impatto ambientale.

Il processo di riciclo della plastica inizia con la raccolta dei materiali di scarto, i quali in un secondo momento vengono selezionati e separati in base alla tipologia, con l’eliminazione delle impurità e di altri materiali che possono essere anch’essi riciclati o che vanno trattati come l’indifferenziato. Infine avviene il processo di riciclo vero e proprio, il quale può comprendere un procedimento meccanico o chimico. Nel primo caso si riducono gli oggetti in plastica in granuli o scaglie per la produzione di altri beni, nel secondo si scompongono i polimeri in monomeri ottenendo le materie prime iniziali.

I due terzi della plastica può essere trasformato in materie prime e seconde, da riutilizzare per la produzione di nuovi prodotti riducendone l’impronta ecologica. Un quarto della plastica non è più riciclabile, quindi diventa un combustibile solido secondario (CSS), impiegato ad esempio nei cementifici come alternativa più sostenibile rispetto al carbone. Il CSS può essere usato anche per alimentare i termovalorizzatori, impianti che bruciano i rifiuti compatibili e permettono di ottenere energia elettrica e termica da utilizzare per coprire il fabbisogno energetico di abitazioni, aziende e industrie.

Come gestire i rifiuti di plastica e come ridurli

La normativa europea SUP ha reso più efficiente e dettagliata l’etichetta degli oggetti in plastica, per fornire maggiori informazioni ai consumatori in merito al corretto smaltimento di questi prodotti. L’etichetta consente di sapere quando un bene può essere riciclato e con quali modalità, aiutando a gestire correttamente gli oggetti realizzati con polimeri plastici. Ad ogni modo, è importante informarsi sempre presso il proprio comune di residenza, per sapere i criteri previsti nella propria zona per la raccolta differenziata della plastica.

In generale, è opportuno lavare i contenitori di plastica prima di gettarli nella differenziata, staccare eventuali elementi in carta o in altri materiali per agevolare il trattamento dei rifiuti, riducendone le dimensioni ad esempio schiacciando le bottiglie PET prima di buttarle nel bidone. Aumentare la quantità di plastica che viene riciclata permette di diminuire l’inquinamento degli ecosistemi naturali, inoltre contribuisce alla riduzione delle emissioni di gas climalteranti con un impatto positivo sul clima della terra.

Allo stesso tempo è indispensabile ridurre il consumo di plastica, adottando alcuni accorgimenti utili e compiendo delle scelte di consumo responsabili. Ad esempio, è possibile bere l’acqua potabile del rubinetto invece di quella minerale in bottiglia, oppure preferire le bevande vendute in bottiglie di vetro e non in PET. Inoltre si possono acquistare prodotti con imballaggi biodegradabili e compostabili in carta e materiali organici, usando quando possibile oggetti lavabili e riutilizzabili invece dei prodotti usa e getta, i più nocivi per l’ambiente e la salute.

Marco:
Related Post