Ecco i casi in cui non è possibile vendere la cannabis

di | 25 Lug 2019

Negli ultimi tempi, la cannabis, ovvero la pianta della canapa, e tutti i suoi derivati, compresa la marijuana, hanno destato non pochi dubbi in merito alla loro effettiva legalità.

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Da una parte, si tende a confondere la cannabis con la storica marijuana, dagli effetti lievemente stupefacenti, o addirittura con l’hashish, mentre in realtà dalla pianta della canapa è possibile ricavare molti altri prodotti, e non solo le tipiche infiorescenze da essiccare e utilizzare tramite combustione. Dall’altra si ritiene invece che la coltivazione della cannabis legale e la relativa vendita possano essere un’occasione di business piuttosto interessante. In realtà non è così semplice.

Prima di tutto è necessario considerare che la legge italiana non vieta assolutamente la coltivazione della cannabis legale, ma la regola in modo ben preciso: coltivare la canapa è del tutto lecito quando il contenuto di tetraidrocannabinolo (THC), ovvero la sostanza psicotropa contenuta nella pianta, non superi la percentuale dello 0,2%, con margine di tolleranza fino allo 0,6%.

Questo significa che la cannabis light non comporta per il coltivatore alcun problema con la legge quando il contenuto in THC non supera questa percentuale: la varietà più diffusa è infatti la Canapa Sativa, che contiene una quantità molto bassa di tale sostanza.

È bene prestare molta attenzione poiché nel caso di un controllo, qualora le autorità riscontrassero un contenuto in THC superiore alla norma, potrebbero disporre il sequestro della coltivazione.

Quando la cannabis light è considerata legale

La legge, come si è detto, permette di coltivare la cannabis light a basso contenuto di THC quando finalizzata a determinate produzioni: alimentari, cosmetici, materie prime, semilavorati. Oppure nel caso in cui la coltivazione sia destinata ad uno scopo educativo o florovivaistico. Questo significa che il coltivatore di cannabis legale destinata a questi settori, sotto l’aspetto legislativo non corre alcun rischio, mentre per quanto riguarda l’utilizzo personale e il commercio al dettaglio le norme sono un po’ differenti.

Le nuove disposizioni legislative sembrerebbero infatti non permettere la vendita di foglie e infiorescenze essiccate di cannabis light da utilizzare per combustione o vaporizzazione, così come di olio essenziale da immettere nelle sigarette elettroniche, estratti e gocce, mentre rimangono aperti tutti i mercati alternativi, quali possono essere la vendita di cosmeticialimenti e altri prodotti che contengano cannabis con contenuto in THC molto basso o quasi nullo.

Controlli più accurati

Rispettando le norme legislative, i negozi dedicati alla cannabis light non dovrebbero avere particolari problemi. È comunque molto probabile che i controlli divengano più rigorosi e più frequenti, al fine di verificare che i negozi dedicati ai derivati della cannabis light non ne approfittino in qualche modo per vendere prodotti non consentiti dalla legge.

La gamma di prodotti commercializzati dagli store della cannabis è molto ampia, e per essere in regola con la legge i gestori dovranno ridurre l’assortimento di articoli proposti in vendita.

La cannabis light viene commercializzata spesso sotto forma di foglie e infiorescenze, olio essenziale e resina, che costituiscono tutti prodotti non ammessi dalla legge, in quanto utilizzati per combustione e vaporizzazione. Sono invece trattati diversamente gli articoli di abbigliamento prodotti con fibre di canapa, i prodotti alimentari, i tè e le tisane, ma è sempre opportuno informarsi con estrema precisione prima di mettere in vendita, o di acquistare, qualsiasi tipo di derivato della cannabis.

Infatti, anche per i clienti dei cannabis shop è necessario prestare attenzione, poiché in caso di controllo potrebbero avere qualche problema qualora fossero in possesso di foglie essiccate, infiorescenze e altri derivati della cannabis acquistati per uso ricreativo. Si raccomanda sempre di tenere con sé lo scontrino o la ricevuta di acquisto e di sincerarsi che il contenuto in THC sia praticamente nullo o comunque entro il limite dello 0,2%.

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