Colpa della genetica se bevi troppi caffè al giorno, è tutto scritto nel Dna

By | 1 Set 2016

Secondo una ricerca di mercato sul consumo di caffè, L’italia è tra i maggiori paesi al mondo dove si consuma più caffè, circa 400 mila tonnellate annue.

La maggior parte ama l’oro nero di mattina appena sveglio e subito dopo pranzo. Gli uomini in media consumano 1,7 tazzine al giorno, mentre le donne si fermano a 1,5 per un totale di 15 miliardi di tazzine ogni anno. Il 25% delle persone almeno una volta al giorno consuma caffè al bar. Hai dunque quel insaziabile voglia di caffè? Solo sentire il profumo appena sveglio ti manda in estasi? Tranquillo, non sei un caffeinomane. Le ragioni di tale desiderio sono scritte nel patrimonio genetico. Lo stesso discorso vale per i non amanti dell’oro nero, quando stupiti vi chiedete come mai il vostro caro amico non è beve mai caffè o comunque ne consuma molto di meno di voi, bene ora sapete il motivo. L’italia è diventata nei secoli la patria del caffè, ancora oggi il più amato nel mondo per qualità e capacità di “crearlo”. Dunque la scoperta non poteva che provenire dal patrimonio genetico di un italiano. La ricerca coordinata da Nicola Pirastu dell’università di Edimburgo è stata pubblicata sulla rivista scientifica Reports.

Dna e caffeina

Bere caffè è tutta una questione di Dna, la quantità di caffè che consumiamo giornalmente infatti, dipende dalla nostra genetica. A quanto pare nel nostro organismo esiste un gene che ha il potere di influenzare un secondo gene che regola la caffeina. Il PDSS2, quando tale gene non è presente a sufficienza il corpo tende ad espellerle più rapidamente la caffeina dunque si sente il bisogno di consumare altro caffè (o bibite con caffeina)

I consumatori caffè nel mondo

Ogni anno nel mondo sono prodotte 9.558.397 tonnellate di caffè, che in rapporto alla popolazione mondiale si traducono in un consumo medio teorico di 1.4 kg tazzine a testa all’anno. Osservando la classifica dei paesi nei quali il consumo di caffè pro capite è superiore si nota una correlazione inversa tra distanza dai luoghi di produzione e livelli di apprezzamento. Al primo posto troviamo infatti i finlandesi, che ogni anno consumano a testa 12.0 kg di caffè, seguiti da:

Norvegesi – 9.9 kg,
Islandesi – 9.0 kg,
Danesi – 8.7 kg,
Svedesi – 8.2 kg

 

La ricerca è stata condotta su oltre mille pazienti residenti in Puglia e Friuli Venezia Giulia. I dati sono stati poi confrontati con quelli raccolti su consumatori olandesi.

Il caffè più amato dagli Italiani

La seconda casa mondiale del caffè non poteva che avere un ruolo chiave nella ricerca, sono infatti proprio italiani i volontari sui quali è stato condotto lo studio: 370 di Carlantino, in Puglia, e 843 di sei paesi del Friuli Venezia Giulia. Alla stessa maniera sono stati selezionati centinaia di volontari Olandesi da porre come metro di giudizio dello studio. Ai soggetti è stato chiesto quante tazzine di caffè consumassero quotidianamente, in quali ore del giorno e quale fosse la scelta preferita (amaro, zuccherato,corto,lungo), successivamente i risultati emersi sono stati confrontati con i volontari Olandesi.

Caffè? Una una questione di DNA

La seconda fase della ricerca ha visto incrociare i dati del Dna de volontari con il numero di tazzine consumate. Dopo accurate analisi è emerso come esista un forte legame tra la voglia o meno di caffè ed un gene chiamato PDSS2. Gli studiosi hanno scoperto come nei soggetti dove la presenza di tale gene è persistente si ha questo innato desiderio di bere caffè, se la stessa variante genetica manca la passione per l’oro nero è decisamente limitata.

I ricercatori non hanno dubbi, questo accade semplicemente perchè il gene PDSS2 controlla a sua volta un secondo gene che regola il metabolismo della caffeina. Tutte le volte che il gene in questione non viene attivato in modo adeguato la caffeina tende a rimanere nell’organismo per molto più tempo, dunque non si sente il bisogno di assumerne altra. Considerato che il caffè è il Re della caffeina ecco spiegato il perchè sia la bevanda più consumata al mondo. Tuttavia nuove ricerche dovranno chiarire proprio il meccanismo che mette in relazione il gene PDSS2 con il consumo specifico di oro nero.

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